•
L'esiguità
del Territorio Cittadino, che si allunga a forma di cono verso
la vicina Lecce, ha dato una economia agricola povera, purtuttavia
rinomata per la maestrìa dei suoi produttori, talché
il paese era conosciuto nei secoli scorsi come "Lu
Sciardinu de Lecce".
Del resto, sfogliando il settecentesco
Catasto onciario si ricavano numerosi abitanti dediti al bracciantato
(i bracciali), al trasporto di merci
(i vaticali), pochi possidenti ed
un insignificante numero di coltivatori, oltre naturalmente alla
famiglia ducale che viveva nobilmente del suo.
Il paese fu famoso in quel peiodo per la
produzione di biancheria da corredo tessuta con telai lignei
e successivamente per la presenza di numerosi scalpellini e
scultori che lavoravano la pietra leccese estratta dalle vicine
cave.
Solo agli inizi del '900 e sino alle prime
decadi della seconda metà del secolo scorso, il paese visse
una grande industrializzazione per le cinque fabbriche per la
lavorazione di alcool, per le otto fabbriche per la lavorazione
dei tabacchi, per i tredici frantoi oleari ipogei e
per i due mulini.
Scomparse queste industrie, l'economia
del paese si evidenzia in un Terziario avanzato e di buona
responsabilità e in un artigianato come quello del
ferro battuto, e dell'ebanisteria, che rasenta livelli artistici.
Attualmente esistono sul territorio grandi
strutture per la distribuzione all'ingrosso e al dettaglio di
generi alimentari, di abbigliamento, di merci varie e officine
per la produzione in serie di manufatti in alluminio e in ferro,
oltre naturalmente a botteghe artigiane specializzate nell'elaborazione
dei materiali più vari, ed a liquorifici di notevole spessore.
Ricerche e Testo di: Gianfranco Coppola