La frequentazione umana sul territorio risale a
molti millenni orsono, all'età del Bronzo, come
attestava un menhir, abbattuto nel 1932, il cui
ricordo oggi è presente nella toponomastica cittadina
con la via Croce di Lecce.
In realtà gli storici sono concordi nell'attribuire
al paese almeno 20 secoli di vita. Dicono infatti
che, assoggettata la Sallentia ed asservita la Messapia,
divenuta nell'87 a.C. Lupiae - l'odierna Lecce -
municipio Romano, un notevole contingente di forze
militari era presente nel territorio.
I fanti nella città,
ed i cavalieri nelle immediate vicinanze perché
potevano approvvigionarne le unità con foraggio
fresco e acqua.
San Cesario fu una delle località scelte per tale
necessità.
A riprova di ciò il ritrovamento di un tesoretto
di monete dell'Età Imperiale, documentato da una
pubblicazione universitaria di archeologia numismatica.
La località quindi fu conosciuta come "Castrum
Caesaris", perché assegnata ai veterani Romani,
e condusse una vita assolutamente anonima sino al
Medioevo, quando in un decreto di Tancredi, Conte
di Lecce, detto territorio fu donato al monastero
dei Celestini e per la prima volta la località fu
evidenziata come San Cesario.
Nella prima metà del '400, nella parte ovest del
paese si stanziò una colonia di Albanesi, giunti
in Puglia guidati dal loro Despota Teodoro Urosio,
Duca del Caponico e Pascià della Musachia, a sua
volta seguace del grande condottiero Giorgio Castriota
Scandeberg che, scacciato dai Turchi invasori, fu
costretto a valicare l'Adriatico.
Apparve di prepotenza nella storia di Terra d'Otranto
nel 1647, quando la fortezza sita nel paese, appartenente
al feudatario di San Donato, il Marchese don Michele
Vaaz de Andrada, Gabelliere Reale, fu coinvolta
nell'insurrezione di Lecce, coeva all'insurrezione
napoletana di Masaniello.
Le esosità dei balzelli e dei tributi fecero insorgere
le popolazioni che furono domate in un bagno di
sangue dalle truppe mercenarie del Conte di Conversano
Giangirolamo Acquaviva d'Aragona, il famigerato
Guercio di Puglia.
La fortezza abbandonata fu poi acquisita dai Marulli,
duchi di Campomarino, che detennero in feudo la
località sino al 1880. Un notevole episodio fu anche
il contributo dato da eminenti Sancesariesi al Risorgimento
italiano.
Appartennero alla Setta dei Decisi e alla Vendita
della Carboneria, Vincenzo Cepolla, noto avvocato,
deputato al Parlamento e primo Governatore di Terra
d'Otranto, e Giuseppe Cascione, notaio, munifico
benefattore della Città, insieme anche a numerosi
sacerdoti e uomini di cultura.
Perduto il potere feudale da parte dei Marulli,
nei primi decenni dell'800, il paese si allineò
alla vita politica del vicino capoluogo, vivendo
quasi di luce riflessa, avendo purtuttavia strutture
istituzionali quali i Regi Carabinieri, la Brigata
della Guardia di Finanza, la Pretura Mandamentale,
il Regio Circondario Elettorale, uno dei più antichi
ospedali della zona, l'Ufficio del Registro e l'Ufficio
dell'Archivio Notarile.