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La
cittadina celebra il suo Santo Patrono nella quarta domenica di
luglio, con solennità civili e religiose. Tale data fa
riferimento al luglio del 1724, quando uno dei figli del duca
Marulli portò nella cittadina una reliquia di San Cesario,
che lui, cavaliere di Malta, aveva ottenuto dalla chiesa di Lucca.
San Cesario, di probabili
origini africane, ritornato in Terracina, si dimostrò subito
fervente cattolico, sino a raggiungere il diaconato.
Fu accusato di lesa maestà e di alto tradimento perché
si oppose a sacrifici umani agli déi pagani. Correva l'anno
107 d.C., essendo imperatore Traiano, e il giovane diacono fu
condannato ad essere precipitato in mare, rinchiuso in un sacco
appesantito da pietre, sino al sopraggiungere della morte. Gli
fu compagno di martirio San Giuliano.
Il martirologio cristiano
ritiene essersi verificato tale evento, rapportando l'odierno
calendario a quello romano, il 7 Novembre del 107 d.C.Quindi,
la vera solennità del Santo Patrono si dovrebbe festeggiare
in tale data.
In effetti, nella nostra
località si celebra, sempre con solennità civili
e religiose, "San Cesario de lu sindacu" che , nell'edizione
del 2000, ha visto la ripresa di una centenaria tradizione: l'apposizione
di una corona floreale sulla statua del Santo, posta a 25 metri
di altezza sul timpano della facciata della chiesa matrice.
Sino agli anni '50 del
secolo scorso si ricordava l'intervento miracoloso del Santo Patrono
con l'accensione di numerosi falò.
Era "San Cesariu de le tridici fòcare", a ricordo
dell'intervento miracoloso del Patrono invocato il 21 Febbraio
1823, per il verificarsi di un tremendo terremoto.
Sentitissimo è nel
paese il culto del Santo; nella Chiesa Matrice, per esempio, il
Santo si presenta in facciata con una statua lapidea; sopra il
grande organo monumentale, con una finestra policroma in vetri
legati al piombo, che lo raffigura; nell'altare a Lui dedicato,
con una grande pala d'altare, un busto in argento e con una statua
lignea, opera dell'insigne scultore napoletano Nicola Fumo; nel
vano sovrastante l'ingresso laterale, con un simulacro in cartapesta
di buona fattura.
I locali ritengono il Patrono
loro protettore da calamità telluriche e meteorologiche,
anche perché la statua sul prospetto della chiesa, colpita
alla fine dell'800 da un fulmine, non crollò, ma ebbe solamente
una parte del viso sfregiata.
Ricerche e Testo di: Gianfranco Coppola
IL FIN LA MERAVIGLIA
... appunti per ricordare la Festa di San Cesario
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Di
anno in anno la festa si rinnova nel suo splendore, in un'atmosfera
di corale partecipazione, in una cornice sontuosa e spettacolare,
devota, popolare e aristocratica
I festeggiamenti in onore
del Santo Patrono, San Cesario Diacono e Martire, si svolgono
nella quarta domenica di Luglio, giorno in cui si ricorda la traslazione
della Santa Reliquia dal Palazzo Ducale alla Chiesa Matrice, avvenuta
nel 1724.
La festa "ranne"(grande,
la principale) e' l'espressione del sodalizio sacro e laico, essa
coniuga i due poli del potere: quello civile, un tempo rappresentato
dai signori locali, i Duchi Marulli, oggi del Comune, e quello
religioso, espressione della devozione verso il proprio Santo
Patrono.
La storia paesana annovera due altri festeggiamenti in onore del
Santo che precedono questo della traslazione: San Cesariu te lu
Sinnecu (San Cesario del Sindaco) e San Cesario te le tritici
focare (San Cesario dei tredici falò). Il primo,si svolge
tutt'oggi il 7 Novembre e coincide con la festa liturgica vera
e propria.
Data che ricorda l'anniversario del martirio del Diacono Cesario,
avvenuto sotto l'Imperatore Traiano nel I secolo d. C..
In questa occasione è
consuetudine rendere un omaggio floreale al simulacro lapideo
del Santo collocato nel fastigio della facciata della Chiesa Matrice,
a 25 metri d'altezza, rituale attualmente condotto, per ovvi motivi
di sicurezza,con l'intervento dei Vigili del Fuoco.
Una volta il "rischio"di
inerpicarsi a corpo libero fino alla sommità della Chiesa,
attraversando la stretta cornice marcapiano,era segno di profondo
fervore religioso, un umano atto di devozione per invocare la
protezione del Santo sui lavoratori che rischiano la vita svolgendo
l'attività di muratori, carpentieri, scalpellini, imbianchini,ecc….
Il secondo,soppresso dalla
Chiesa nel dopoguerra,si svolgeva il 20 Febbraio a memoria di
un evento miracoloso avvenuto nel XIX secolo.
Si tramanda che un violento nubifragio si era abbattuto sul paese
e un fulmine aveva colpito sul volto, deturpandolo, la statua
lapidea del Santo posta nel fastigio della Chiesa.
Ad ogni ricorrenza gli abitanti delle tredici contrade dell'antico
abitato si riunivano per pregare e accendere "le focare",
fascine di sarmento, in piazza o nelle rispettive vie:
•
San
Gjuanne (Via Caponic),
•
Subbia
Llautu (Via Immacolata),
•
La
Cruce te Lecce (Via Croce di Lecce),
•
Lu
Purtune te Lecule (Via Lequile),
•
le
Muline (Via Martini),
•
Santu
Lia (Via Sant'Elia),
•
La
Cannilora (Via Cipolla),
•
Santu
Rocco (Via Dante),
•
La
Gjurdana e La Gjurdanella (Via Marconi),
•
Lu
Nfiernu (Via Cavour e Via Vittorio Emanuele II),
•
Le
Puzze Noe (Via Mazzini),
•
Rethu
la Chiesa (Via Duomo).
Ricerche e Testo di: Raffaele
Greco